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Dolce amarcord


Da L'Eco di Acquaviva n. 10/2019
Mi pare scontato che, saltuariamente, chi è nato e vissuto in altra Regione, faccia una capatina in quei luoghi che lo hanno visto ragazzino. Questo accade, naturalmente anche a me, cresciuto con la famiglia nella Calabria di diversi decenni addietro. Così, giorni or sono, unitamente alla mia consorte ho fatto una capatina in quel di Taurianova, un tempo chiamata Radicena, per trascorrere qualche giorno presso Angela, mia unica sorella. Ho voluto di proposito transitare e soffermarmi proprio in quei luoghi che mi hanno visto fanciullo e, non pare vero, è stato come fare un salto indietro nel tempo. A parte il fatto che tutti i luoghi mi sono apparsi incredibilmente rimpiccioliti, ho rammentato lucidamente tutti i personaggi che abitavano nelle viuzze del centro storico, come pure la mia famiglia. Quella via Ciano al numero 5 ove spesso vedevo fuori nonno Francesco, seduto alla sedia col sigaro in bocca. Di fronte alloggiavano i caprai Rocco e Rosina e quindi “U MPIRRU”, noto barbiere. Più in là “Mariuzza a Livia” che con un antico telaio tesseva dal primo mattino. Oggi quel luogo si presenta diroccato. Peccato. Come dimenticare don Gennaro Franco, benestante, col figlio Nino possessore di un’invidiabile bicicletta “BIANCHI” sempre lucida. In uno slargo vicino operava “FACCINIGRA” riparando le bici, mentre di fronte “Mariuzza A TIGNEDA” gestiva una cantina. Nei dintorni la brava TOTA “A MASCHIARA” mentre a lato di casa nostra “LA VECCHIA DA CRUDA” con la sua numerosa prole. Faceva colore il transito per le viuzze di un personaggio che si occupava di materiale di scarto soprannominato “U PARABBABBU”. Son transitato su via Gemelli ove ancora esiste un’antica, maestosa fontana che, purtroppo al pari di tutte le fonti in paese reca attaccato un cartello che avvisa: “ACQUA NON POTABILE”. Posso affermare che nonostante abbia fatto un “mordi e fuggi” ho rispolverato il candore dell'infanzia quando, ad esempio, soffermandomi nei pressi dell'asilo infantile ho rivisto lo stesso portone in ferro dal quale più volte scappai eludendo la vigilanza delle suore, perché non mi trovavo a mio agio. Rammento e lo risento a tutt’oggi uno scapaccione sferratomi da nonno Enrico soltanto per aver proferito: “non me ne frega niente”. Nessuno può pensare di metterci in guardia circa i sentimenti e le emozioni che si agitano al nostro interno. Si sa che da tempo incalcolabile noi essere umani inventiamo di tutto ma i nostri pensieri, le paure, le emozioni restano immutati. Ho rivisto ancora il maestoso Aspromonte ed il tranquillo e splendido azzurro del mare. Dappertutto fanno impressione i giganteschi secolari alberi d’ulivo. Tappa obbligata e doverosa la visita in Cattedrale alla Madonna di Polsi, altrimenti detta “della Montagna” e venerata al pari della nostra “Maria SS. di Costantinopoli” in Acquaviva. Posso affermare, infine, che dopo tanti anni di permanenza sento anch’io affetto per Acquaviva e la Puglia che hanno dato i natali alla mia consorte, ai figli e nipoti ma anche per la mia cara Calabria che, al pari del primo amore, non si scorda mai!
Peppino Morano
Acquaviva delle Fonti, 27/11/2019





   
 


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