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Consumi: crolla export ortofrutta made in Puglia


Le esportazioni di ortofrutta pugliese in Germania sono crollate del 10% nei primi 9 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, su valori stimati pari a circa 201 milioni di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti Puglia, sulla base delle proiezioni su dati Istat relativi ai primi 9 mesi, in rifermento a Fruit Logistica di Berlino la principale fiera internazionale di settore dove è presente il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini per incontrare gli operatori italiani, i più presenti all’evento.Un motivo di forte preoccupazione degli operatori in Germania dove si consuma quasi 1/3 dell’ortofrutta Made in Italy esportata, sottolinea la Coldiretti.
“Il gap della logistica sta sottraendo importanti fette di mercato alle aziende agroalimentari pugliesi, a cui vanno aggiunti gli effetti negativi dell’embargo russo e della Brexit”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.Tra la frutta Made in Italy più esportata nel mondo va male all’uva che perde il 17% mentre le pesche limitano i danni a un -1,3%. Tra gli agrumi, profondo rosso per le arance con le quantità esportate in diminuzione del 29%. In difficoltà – prosegue la Coldiretti – anche gli ortaggi con le cipolle che perdono il 15% all’estero, la lattuga crolla del 9,8% e le carote del 6,6%.“Sono necessari e urgenti investimenti mirati a potenziare i trasporti delle produzioni agroalimentari, sfruttando efficacemente – aggiunge il presidente Muraglia - le linee ferroviarie e gli snodi aeroportuali, investendo energie e risorse per la promozione delle produzioni agroalimentari, azzerando le dispersioni attraverso un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo e ad investire sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali”.Il comparto ortofrutticolo in Puglia interessa il 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale. L'orticoltura in Puglia è ampiamente diffusa in tutte le provincie, ovviamente nelle aree irrigue.“I numeri dell’export sono comunque consistenti, spesso sottostimati – conclude Muraglia - perché quantitativi di prodotti ortofrutticoli esportati non hanno una chiara indicazione dell’origine e del ‘made in Puglia’.  Una mancanza di trasparenza che nuoce ai prodotti e alle imprese pugliesi sia sui mercati nazionali, perché non si rafforza il ‘brand Puglia’ e non si contribuisce a far crescere l’appeal delle produzioni del territorio. sia sui mercati interni. perché l’omologazione e la mancata distintività consente a prodotti di dubbia origine e qualità di essere spacciati per made in Italy”.La specializzazione strutturale dell’orticoltura pugliese, legata alla spiccata vocazionalità pedoclimatica, flessibilità e tradizione imprenditoriale, consente – aggiunge Coldiretti Puglia - di proporre una amplissima gamma di prodotti e si manifesta anche in termini di performance produttive. Tutto ciò va tutelato e promosso sui mercati italiani e mondiali.Oltre agli scambi storici e consolidati verso la Germania – aggiunge Coldiretti Puglia - la Puglia si è imposta negli ultimi anni in Tunisia, Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia. Ancora bassa invece la capacità di esportazione nelle Americhe, in Cina, in Russia,in Giappone – conclude Coldiretti - un tema su cui impattano problematiche di conservazione degli alimenti, complessità logistica e lontananza dei mercati.

07/02/2020





   
 


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