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Con devozione in preghiera ai piedi della Madonna del Rosario di Pompei


Nella chiesa di San Domenico, sede della Confraternita del SS. Rosario, è stata celebrata in maniera solenne la Festa della Madonna del Rosario di Pompei. E’ mezzogiorno. Tutti in ginocchio. Si prega insieme la suppplica alla Vergine di Pompei. Momento di preghiera presieduto dal padre spirituale don Tonino Posa,  che durante la S. Messa solenne, coadiuvato dal diacono don Lorenzo Petrera, l’accolito Pinuccio De Bellis e il presidente della Confraternita Francesco Tuseo-Ferrer, ha raccolto il giuramento di una nuova consorella. E la festa dell’8 maggio ha vissuto un prologo di tutto rispetto durante la novena e il triduo affidato al cappellano del Miulli don Andrea Wisniewski, il quale ha portato per mano verso questa partecipata celebrazione i tanti fedeli presenti in San Domenico.
Tornando alla festa, tanta la gente che è intervenuta, chiesa gremitissima, fedeli fin nella piazzetta antistante. Tanta la devozione. Esserci è stato come aver ricevuto un dono prezioso. Il bisogno di guardarLa, di guardarsi negli occhi. Il bisogno di parlarsi senza parole. La gioia di stare ai Suoi piedi e di sentire la carezza del Suo manto.
L'immagine della Beata Vergine Maria di Pompei è maestosa, solenne. Con la corona del Rosario Maria ci consente di essere tutti uniti a Cristo che, ancora bambino, tiene con amore sulle Sue gambe. Dolcezza infinita. Bisogno di rivivere con quella immagine la tenerezza che per tanti anni, ci ha accompagnato nella vita.
Si alternano e si ripetono le Ave Maria senza stancarci, ripercorrendo e meditando i fatti più importanti, i più significativi della vita di Gesù.
Un coro unanime "... prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte". Questo l'aiuto che a Lei chiediamo, insistendo, senza stancarci mai.
Tutti insieme senza sentirci massificati, ma trattati con un amore materno unico, come se fossimo figli unici. Un rapporto esclusivo.
Che meraviglia. La preghiera di chi mi sta accanto non mi disturba, anzi, mi sollecita a cercarLa per averLa tutta per me. Si, proprio Lei, la Madre di Dio, Colei che mi accingo a pregarLa con la supplica,
 Pregando Lei il pensiero, il cuore va a chi ha avuto il desiderio e il merito di farci scoprire quell'amore esclusivo: la nostra mamma terrena, la nostra mamma naturale. Molti sanno di averla già in Cielo. “Mamma mia, aiutami tu!”  Preghiamo lei perché ci aiuti ancora a pregare la nostra Mamma Celeste. È la prima preghierina che abbiamo imparato da piccoli, anche noi sulle ginocchia della nostra mamma. Non possiamo dimenticarla, è come tenerla incisa con il fuoco nella nostra anima.
«La Supplica – ha detto a Pompei, il presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) il cardinale Matteo Zuppi, nell’omelia della Messa – esprime l’attesa di tutta la creazione che soffre e grida pace». Perché «senza pace non c’è vita». E perché «la volontà di Dio è un mondo di pace».
 Così ha inizio quella solenne preghiera:
“O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie …”.
In pratica, una preghiera che esprime con chiarezza la forza e la potenza che attribuiamo alla Madonna, pregandoLa.
Nel recitarla, la SUPPLICA, con devozione, un po’ tutti avvertiamo l’intensità delle dichiarazioni che facciamo, rivolgendoci alla Madonna. Avvertiamo che questa preghiera è particolarmente efficace per chiedere aiuto e protezione alla Vergine di Pompei, specialmente nei momenti di difficoltà. La recitiamo carichi di speranza e di fiducia, con cuore aperto, soprattutto con tanta attesa, carichi di speranza. Maria vede i nostri bisogni, le nostre difficoltà, e, come a Cana, chiede al Figlio di intervenire a salvarci.
«Come pure – dice Mons. Ciavarella, prima di benedire i Rosari  - recitare con devozione il S. Rosario e non solo in chiesa, ma anche in famiglia, rafforza ancor più quella: “Dolce catena che ci rannodi a Dio”, scriveva il Beato Bartolo Longo».
11/05/2023





   
 


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