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Nuovi sporcaccioni ad Acquaviva


Da L'Eco di Acquaviva n.11/2017

Il grande filosofo napoletano Gian Battista Vico parlò dei corsi e dei ricorsi storici, ma non voleva certamente riferirsi ad episodi sporadici o a fatti di costume o ad episodi saltuari. Un grande filosofo non poteva certamente impegnare il cervello per esaminare alcune bassezze umane.
Che il membro maschile fosse cosa da esporre o da esaltare o da mettere in evidenza, non lo scopriamo noi oggi. Anche scrittori e poeti si sono cimentati in passato, come Ovidio, Pietro l’Aretino, il marchese  De Sade, Casanova ed altri. Gli antichi romani avevano e veneravano tra i tanti Dei, il dio Giove che tradiva spesso il talamo coniugale, la dea Venere, la dea Madre Terra,ecc. essi veneravano anche il dio Priapo. Molti turisti e visitatori  degli scavi di Pompei si soffermano il piĂą delle volte ad osservare le strutture degli antichi lupanari, gli affreschi erotici di alcune ville,  i vari mosaici che sono disseminati un po’ dovunque e a tema. Se un turista rimane insoddisfatto, la guida promette di fargli vedere “altro”, previo qualche regalino, magari in moneta sonante, in contanti e molto prima.
Tanti anni fa se un turista andava a visitare il grande Museo Nazionale di Napoli  non sempre usciva soddisfatto e contento. E lo si vedeva dalla faccia, era dispiaciuto. Eppure quel museo è grandissimo, ci sono tanti reperti archeologici, che studiati bene, si possono scrivere centinaia di libri e si possono fare migliaia di fotografie. Il turista di turno rimaneva dispiaciuto, perchĂ© nel bel mezzo della visita incontrava un grande cancello di ferro ben chiuso con su una scritta: VIETATO visitare.
Con il passar degli anni, anzi dei decenni, e con il cambiare delle mode, degli usi, dei costumi e della mentalitĂ , non piĂą gretta e provinciale, ma evoluta e moderna, i responsabili Sovrintendenti delle Arti cominciarono a discutere se aprire o meno quel gran cancello. Fu aperto per qualche giorno e fu permesso di entrare a un editore e poi ad un fotografo. Subito dopo comparvero timidamente i primi lavori. In seguito per anni su tutte le bancarelle e nelle librerie di Napoli e di Pompei si videro quelle pubblicazioni. Anche le bancarelle vicine al Santuario della Madonna del Rosario le esponevano e le vendevano in quantitĂ . Questo libro molto illustrato e ben curato aveva il titolo: POMPEI VIETATA. Era pubblicato dalla Casa Editrice F.E.P.. Falangi Edizioni Pompeiane.
I precedenti libri, opuscoli, depliant, statue, statuine e souvenir, “A Pompei andai e a te pensai”, non c’erano più, scomparvero. Era anche difficile trovare le pubblicazioni fatte dalle Amministrazioni di Castellammare di Stabia, di Ercolano, di Miseno, di Pozzuoli, di Baia e di altre località. Queste furono messe da parte. Tutti chiedevano POMPEI VIETATA.
E così dopo anni si decise finalmente di aprire ai visitatori adulti quel cancello del Museo di Napoli e far visitare quello che prima nessuno mai poteva vedere, perché proibito.
Il 6 febbraio  2010 la Gazzetta del Mezzogiorno pubblicava una fotografia del fallo emerso nel tempio sull’Acropoli ad Egnatia. Nel giugno 2010 a Pompei furono aperte le case di Polibio e dei Casti Amanti. L’affluenza turistica aumentava a dismisura, anche perchĂ© poi si doveva andare a Napoli. E ciò nonostante la visita avesse un “percorso didattico”, con prenotazioni obbligatorie e biglietto aggiuntivo di 5 euro per ciascuna visita, 7 euro per entrambe. Nel contempo si poteva visitare una casa che ha  su un muro un grande fallo scolpito, e in Via Dell’Abbondanza il rilievo apotropaico con fallo scolpito su una “bĂ sele”.
Oggi entrano tutti, grandi, piccoli, adulti e bambini, maschi e femmine, italiani e stranieri. Anzi quel cancello è diventato un polo di attrattiva. E fin  qui nulla da eccepire. Oggi fanno pena quelle belle statue di atleti maschi tutti evirati! Tempi che vanno tempi che vengono, direbbe  qualcuno.
Con il passar del tempo  poi sono fioriti “gli artisti dei cessi”, dei bagni pubblici, dei bagni degli ospedali, dei bagni dei treni...che vorrebbero esprimere le loro ansie e frustrazioni con frasi e disegni sempre osceni!
E chi mai avrebbe pensato  che a distanza di un secolo anche da noi ad Acquaviva doveva comparire  un grande fallo. E’ sul tronco robusto di un leccio in Piazza Vittorio Emanuele, fatto con bomboletta spray e di colore bianco. Con il bianco risalta meglio, ha pensato l’autore sporcaccione. Io gli vorrei chiedere. “E con ciò, che cosa vorresti dire?”.
Signori lettori, concittadini ed AutoritĂ , vogliamo rimboccarci le maniche e cominciare ad agire? Questi non sono graffitari, non sono artisti dei cessi, non sono writter’s, ma sono dei malati sporcaccioni, che vanno curati e puniti. Io da profano, vorrei sapere  che cosa spinge una persona, maschio o femmina che sia, a lasciare una simile traccia di sĂ©. Su un albero o su un muro e alla bella vista di tutti? Vorrei conoscere il significato e il perchĂ© ora se ne vedono anche sui muri di certe case? Che bella figura facciamo di fronte ai tanti stranieri che sono da noi residenti o ai turisti di passaggio! Vogliamo punire una volta per tutte questi  sporcaccioni? Vogliamo dare esempi di civiltĂ  e di buona educazione? O vogliamo rimanere a guazzare nella melma in cui siamo caduti? Che Acquaviva torni ad essere un paese civile e pulito.
Un cittadino

Acquaviva delle Fonti, 17/05/2017





   
 


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