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Verità e giustizia


Da L'Eco di Acquaviva n.18/2017

I due termini Verità a Giustizia vanno molto d’accordo tra loro, la mancanza di una ne sminuisce l’altra oppure una rafforza l’altra. Infatti, i diversi aforismi ci danno il giusto significato come ad esempio: “Il mondo ha bisogno della verità che è giustizia, e di quella giustizia che è verità”; “ Non esiste giustizia senza verità”; “Non esiste giustizia che non sia anche Verità”. Quindi la prima cosa che riscontriamo è che l’idea di giustizia non può prescindere dal concetto della verità, anzi, della Verità con la “V” maiuscola.
Sappiamo che la giustizia svolge un'azione fondamentale all'interno di una società affinché ci sia una convivenza pacifica, la più armoniosa possibile orientata al bene comune, oltre a regolare le controversie e le trasgressioni delle norme che la società si è data.
La giustizia umana, quella che noi attraverso le norme cerchiamo di costruire, un mondo più armonioso, deve sforzarsi di riflettere la verità. Il compito di ogni ordinamento giuridico è il servizio della verità, la ricerca della verità.
Oggi sembrerebbe che è vero e giusto ciò che è utile, ciò che risulta utile all’uomo, che può far valere i suoi diritti con la forza del potere o del denaro. Ad esempio pagandosi i migliori avvocati, indipendentemente dal grado di verità che si riflette effettivamente nella sua pretesa di avere “giustizia” dalla società. È il trionfo dell’ingiustizia legalizzata.
Se interrogassimo l‘uomo della strada e lo ponessimo di fronte ad una sentenza, sull’idea di giustizia, l’uomo della strada si chiede se il giudice abbia rispettato la Verità, se abbia attribuito la ragione ed il torto secondo Verità.
L’uomo ha sempre desiderato la ricerca della verità, per natura ci è difficile accettare una menzogna, siamo mossi a trovare la soluzione corretta, quella che corrisponde alla realtà dei fatti. Quest’ambizione ci ha spinti negli anni a creare metodi scientifici che ci permettessero di dedurre se ciò che stiamo ascoltando sia sincero o meno. Anche nell’antichità avevano messo in atto alcuni esperimenti rudimentali che ci fanno capire come il pensiero dell’uomo si muove in situazioni di conflitto di dubbi o incertezze.
In Cina con un pugno di riso in bocca e a seconda del grado di saliva si determinava la colpevolezza. In Africa si faceva passare un uovo crudo di mano in mano sino a quando non fosse rotto dal colpevole.  In Italia, si progettò un apparecchio in grado di controllare le variazioni nella respirazione, il mutamento delle emozioni secondo le domande poste al soggetto, il cambiamenti nel battito e della pressione, la cosiddetta macchina della verità.
Ciò non fa altro che ribadire la perpetua ricerca di una verità assoluta da parte dell’uomo, ma forse, come dice Einstein, “la ricerca della verità è più preziosa del suo successo”, e quindi una volta ottenuta con certezza non ci interesserà più.
La verità inevitabilmente richiama un’altra parola molto più importante la  “coscienza”  quella individuale, che non può essere portata qua e là a seconda del vento della convenienza.
Il compito di qualsiasi educatore a qualsiasi livello dottrinale deve essere al servizio della coscienza dell’individuo aiutandola a raggiungere con sicurezza la verità. La coscienza può essere una delle vie per raggiungere la verità e giustizia.
È necessario educare la persona alla riscoperta della coscienza individuale quale virtù che consentirebbe la ricerca della verità indispensabile per una giustizia più equa per tutti.
Io che scrivo questo articolo, che leggo questo articolo, a prescindere dall’impegno e dal ruolo che ho nella società chiedo, ogni tanto, alla coscienza se il mio fare, il mio comportamento, il mio pensiero è in linea per il bene di una comunità o è in linea per il bene di me stesso o degli amici?
Un cittadino coscienzioso

11/07/2017





   
 


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