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I 90 anni del prof. Rocco Fasano figlio illustre di Gioia del Colle


«Nei 90 anni di Rocco Fasano vi è la storia del ‘900. Del secolo segnato dalle tragedie delle due guerre mondiali, del regime fascista complice del nazismo e dell’odio razziale, e al tempo stesso dalle più importanti conquiste sociali e democratiche di questa parte del mondo che chiamiamo Occidente. Se c’è un filo che lega il vissuto di una cittadina del Sud con la grande storia, quel filo è tessuto da figure simbolo come Rocco Fasano. Hanno rappresentato l’élite democratica e il canale di rappresentanza popolare nella vita del Paese. Interpretando aspirazioni alla emancipazione, alla giustizia, alla libertà. In Fasano – si legge in una nota a firma di Enzo Lavarra, Componente del Board di Europarc Federation - questa alta funzione si è massimamente proposta per mezzo della fatica dello studio e della tensione inesausta verso la conoscenza.
Quello studio “matto e disperatissimo “ alla luce di un lume al petrolio che ne ha forgiato il carattere indomito, e a tratti aspro. E che è stata la via maestra per salire dal popolo alla rappresentanza di esso; e per leggere e interpretare acutamente il mondo da un punto geografico “periferico“. Ed è stata la fiducia nella istruzione e nella cultura come levatrici della dignità della persona che ne ha fatto educatore e studioso riconosciuto innovatore del magistero dell’insegnamento ben oltre i confini di Gioia del Colle.
Non è sufficiente attingere alle mie limitate risorse per illustrare questa epopea. So che egli ha ispirato la nostra generazione - continua Lavarra - nel suo affacciarsi allo spazio pubblico, e costituito riferimento imprescindibile per la sua intransigenza morale e il suo ethos civile.
Lo abbiamo conosciuto fondatore di un piccolo partito, il Partito Repubblicano negli anni 70, che per il suo ruolo divenne linfa e lievito di dibattito aperto e di incontro fra mondi popolari di diversa ispirazione. Accomunati dalla fede costituzionale nella Repubblica.
Egli riconobbe la portata della rottura del 68, ingaggiando con quel processo un rapporto dialettico e a tratti conflittuale;  tuttavia in lui finalizzato a coglierne l’istanza di fondo: la spinta ad allargare la base di consenso alla democrazia italiana, nel riconoscimento di una nuova soggettività sociale e dei diritti di cui quella soggettività operaia e studentesca era portatrice: nella sfera del lavoro, della sicurezza sociale, nell’accesso di massa alla istruzione e alla cultura.
Vi sono state altre stagioni nella vita pubblica che non hanno saputo cogliere eredità e spirito di servizio. Nondimeno la sua funzione di promozione culturale e civile ha continuato a operare in molti campi.
Nella valorizzazione delle grandi vocazioni della città come la ricostruzione storica della invenzione da parte dei “casari gioiesi“ del nostro prodotto più noto, o della grande scuola del melodramma che egli coltivava nell’appuntamento annuale all’Arena di Verona. E ciò solo per fare due esempi . Ovvero per indicare come la elaborazione colta e la trasmissione del sapere della migliore tradizione di una comunità non è ripiegamento provincialistico, ma orgogliosa segnalazione di identità. Identità partecipe di un mondo globale ma non omologata e appiattita su modelli di consumo e stili di vita che ora rivelano la loro gracilità.
La vita di Rocco Fasano si eleva alla vera grandezza anche per le dure prove della vita, e delle prove del dolore che ci preserva nella nostra umanità.
In questo novantesimo gli giunga - conclude Enzo Lavarra - il nostro tributo riconoscente e commosso. Con la fiducia in me certa che egli sentirà l’afflato che si deve a uno dei Padri più insigni della nostra comunità».

Gioia del Colle, 12/09/2018





   
 


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