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Acqua in Puglia, scorte alte ma fragili: Coldiretti chiede interventi urgenti
In un’Europa segnata da un aumento medio delle temperature di circa +1,3°C e da una crescente carenza idrica nel Mediterraneo, la Puglia registra dati apparentemente rassicuranti sulle riserve d’acqua. Nei bacini della Capitanata, infatti, sono attualmente immagazzinati 294,36 milioni di metri cubi, pari all’89% della capacità disponibile. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia su dati ANBI e ISPRA, che però invita alla prudenza: il livello elevato delle riserve non rappresenta una condizione stabile, ma è il risultato di piogge concentrate in brevi periodi. Si tratta quindi di un equilibrio fragile, limitato peraltro alle aree rurali servite da questi invasi. Il quadro generale resta critico. L’intero bacino del Mediterraneo, comprese le coste pugliesi, è interessato da un aumento delle temperature marine superiore a 1 grado rispetto alla media, con picchi anche più elevati. A questo si aggiungono problematiche legate alla qualità delle acque e allo stato delle falde, sottoposte a pressioni dovute sia all’attività umana sia a fenomeni come l’intrusione salina nelle zone costiere. I dati ISPRA mostrano che in Italia solo il 43,6% delle acque superficiali raggiunge uno stato ecologico buono o elevato. Nel distretto dell’Appennino Meridionale, che include la Puglia, le acque sotterranee presentano nel 79% dei casi uno stato quantitativo soddisfacente e nel 70% uno stato chimico buono, ma permangono criticità legate a sfruttamento intensivo e contaminazioni. Alla luce di questo scenario, Coldiretti Puglia sottolinea l’urgenza di interventi strutturali sul sistema idrico regionale. Prioritaria è la manutenzione, sia ordinaria sia straordinaria, di fossi e canali, spesso caratterizzati da inefficienze e dispersioni. Fondamentale anche la realizzazione di nuovi bacini di accumulo e l’ottimizzazione di quelli esistenti, per trattenere l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e renderla utilizzabile nei momenti di bisogno, soprattutto in agricoltura. Serve, secondo l’organizzazione, un piano strategico regionale capace di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e garantire continuità produttiva. Infine, viene ribadita la necessità di investimenti concreti e tempi certi: le infrastrutture idriche devono diventare una priorità reale nell’agenda politica, superando ritardi e interventi frammentari. 05 05 2026
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